Bruno & Marti

Lo scompartimento era occupato da una torma di ragazzi italiani in gita, stravaccati sui sedili. Marti si affacciò, vide l’unico posto libero e senza starci a pensare troppo entrò. I ragazzi lo guardarono senza grande interesse, presi com’erano ad ascoltare musica nelle cuffiette o a leggere fumetti. Il nuovo arrivato riuscì a collocare il suo zaino nell’unico buco rimasto libero sulla rastrelliera e poi si sedette di fronte a Bruno.  I due ragazzi si guardarono e Marti sorrise: aveva occhi chiari ed intelligenti. I capelli erano biondi, lasciati crescere scomposti e lunghi, ma tagliati corti ai lati.  Indossava una maglietta nera “space invaders” ed un paio di short di jeans lisi e con fili penzolanti. Bruno ricambiò il sorriso, ancora piacevolmente colpito dalla visione invitante del culo rotondo e perfetto del giovane tedesco che era  ondeggiato davanti ai suoi occhi durante la sistemazione del bagaglio. Le cuciture dividevano i due emisferi rotondi e sodi. D’istinto Bruno pensò che il tipo non portava le mutande. Alla prima occasione attaccò discorso e con il suo inglese approssimativo riuscì a scambiare qualche battuta. Marti veniva da Amburgo ed avrebbe trascorso l’estate in giro per l’Europa viaggiando in treno. Era già stato in Spagna ed in Francia ed ora era la volta dell’Italia.  

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Il rappresentante di aspirapolvere

Suonano alla porta. Apro un occhio e mi sollevo per un istante dal cuscino. Sono mezzo rimbambito dal sonno.

- Ma chi diavolo può essere…? – penso infastidito.

- …e che ore saranno… -  La festa della sera prima ha lasciato i suoi strascichi. Afferro un paio di boxer e mi rivesto alla svelta. Il campanello si fa sempre più insistente. Percorro il breve tratto del corridoio e con sgarbo apro l’uscio. Mi imbatto in un sorriso a trentadue denti, di cui uno d’oro, e nei  baffi curati di un tipo strano. Giacca sformata, cravatta a colori e camicia a righe. Indossa pantaloni a zampa di elefante ed una vistosa fibbia. In mano stringe una grossa valigia ed agita davanti al mio naso un oggetto di gomma, un tubo, qualcosa che non saprei definire. Un getto di aria nebulizzato mi colpisce in pieno volto, provocandomi immediata lacrimazione  e prurito al naso.

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1986 - Gli amici della vespa (appunti di viaggio)

Con la primavera e le belle giornate la città brulica di turisti che sciamano per i vicoli stretti del centro. Ogni angolo rivela scorci e paesaggi incredibili. Vecchie pietre, insegne, cortili in penombra, accessi segreti. Per arrivare fino a qui, zaino in spalla, ho percorso mille chilometri. Fermo all’angolo di una piazza osservo il lento movimento dei passanti e mi concedo una pausa. Ho l’aspetto dello straniero: sandali aperti, un vecchio paio di jeans lisi e sporchi, strappati al ginocchio, una maglietta a righe. Appoggio lo zaino a terra e mi sgranchisco un po’. Vedo, non troppo distante da me, una fontanella che zampilla allegra. Due ragazzi, in sella ad una vespa sono fermi lì vicino, intenti a chiacchierare ed a lanciare occhiate assassine alle ragazze. Mi avvicino e mi chino a bere dalla cannella. Mi bagno i piedi e godo della frescura meravigliosa.I due ragazzi mi osservano divertiti e fanno qualche battuta, guardandomi il culo. Non sanno che conosco perfettamente la lingua.

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